startupper tra moda vintage e nuovi crafter digitali: Diorama boutique

Da oggi parte la nostra nuova rubrica a cura di alcune nostre collaboratrici #strategaworkhers attive sul territorio. Abbiamo incontrato Francesca Lionti, la proprietaria di Diorama boutique, negozio vintage, Bologna, Piazza San Francesco. E’ una crafters del mondo 2.0, la sua boutique di abbigliamento vintage e artigianato si trova in Piazza San Francesco, a due passi dal Pratello, uno dei luoghi di ritrovo più frequentati in città.

Francesca ha 28 anni appena compiuti, bolognese d’adozione, toscana di nascita, una decina di traslochi, un marito, un cane e un’attività tutta sua fresca di inaugurazione. Proviene da una famiglia impegnata nell’ambito della ristorazione e del turismo a cui ha sempre dato una mano. La passione per il cinema e la fotografia l’hanno portata prima al DAMS di Roma e poi, finalmente, a Bologna. Ha maturato alcune esperienze nel campo della produzione audiovisiva per la pubblicità e nel marketing da cui ha appreso l’importanza di curare ogni piccolo dettaglio e di fare le cose per bene.

Vi riportiamo la sua breve intervista:

Da cosa nasce l’idea della boutique?

Nasce dalla mia passione per il vintage e il mondo dell’artigianato che ho conosciuto soprattutto tramite il web e Instagram. Ho iniziato a studiare questo settore soprattutto in seguito ad una presa di coscienza sulle ripercussioni negative che il settore del fast fashion provoca sui suoi lavoratori e sull’ambiente; determinante a questo proposito la visione del docufilm “The true cost” (disponibile su Netflix, ndr).  Inoltre, stavo maturando l’idea di avviare un’attività che fosse mia e che rispecchiasse quello in cui credo e che desidero promuovere, ovvero un modo di acquistare più consapevole che metta al centro lo stile, il bello e la qualità di capi senza tempo. Inizialmente stavo considerando l’ipotesi di aprire un account su etsy e rivendere lì i capi che trovavo dai fornitori, poi è intervenuto il destino, un cartello “cedesi attività” nel negozio proprio sotto casa. Pensavo fosse impossibile, un’impresa al di là delle mie possibilità, ma ho comunque chiesto. A maggio 2017 ho acquisito l’attività, ho ristrutturato, cercato i fornitori, allestito il negozio e inaugurato il 10 settembre.

Diorama, da dove nasce questo nome?

Diorama è un termine evocativo, un plastico che in scala ridotta riproduce una ambientazione che ricrea scene di vario genere. Mi sembrava una bella metafora della mia attività, una cosa piccola che da l’idea di qualcosa di grande. In più cercavo un nome che non ci fosse già su internet.

Che genere di clienti si affaccia a questo mercato?

Principalmente giovani, stranieri di passaggio e clienti del precedente negozio, che vendeva abbigliamento di seconda mano.

Solo vintage o anche artigianato “contemporaneo”?

Molto vintage, soprattutto per l’abbigliamento, le borse, i foulard ma anche molto “handmade”, anzi vorrei dare maggiore spazio proprio a quest’ultimo settore. Non vorrei legarmi troppo all’immaginario del negozietto vintage, ce ne sono già molti.

Come hai scelto i fornitori?

Prima li ho cercati tramite internet ma per capire di chi fidarmi sono andata ad incontrarli e ho scoperto che molti trovano insolito che al timone di un’impresa ci fosse una donna. Infatti mi è capitato più volte di incontrare persone che istintivamente si rivolgevano in prima battuta a mio marito che a volte mi ha accompagnato in questi giri.

Come ti sei affacciata al mondo dei nuovi crafters “digitali”?

Tramite pinterest, per quanto riguarda le ispirazioni, ma in primis tramite Instagram dove molte artigiane trovano una vetrina perfetta per comunicare i loro prodotti. Ho avviato già alcune collaborazioni soprattutto per gli accessori (spille, collettini, turbanti e fasce) e altre ce ne sono all’orizzonte. Mi interessa soprattutto promuovere e sostenere donne che sono in proprio e che hanno saputo trasformare la loro passione in un business che fa rinascere anche professioni del passato.

 

Proprio perché il tuo target è formato principalmente da giovani hai preferito utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione per entrare in contatto con loro come i social network (come ad esempio Facebook e Instagram).

Solitamente l’ostacolo che si può trovare nelle attività di molti “artigiani” o “self-entrepreneurs” come te è quello di non sapere come sfruttare le potenzialità del digitale o non avere il tempo di pianificare la presenza sul web, tu sei riuscita a conciliare il lavoro in negozio con le attività di comunicazione e, tua caratteristica peculiare, sei riuscita ad applicare una strategia web strutturata ad un’impresa artigianale. Ci racconteresti la tua strategia di comunicazione e come l’hai pianificata?

Prima ancora che online, la comunicazione è stata fatta offline. Si può dire infatti che Diorama è stata sempre sostenuta dalla Rete fisica prima ancora che digitale, quella di tutte le persone che hanno dato il loro contributo, dalla ristrutturazione all’inaugurazione fino al passaparola promozionale, gli amici con cui ho condiviso la scelta del nome, mio marito che cura le foto e i video, un altro amico grafico che sta curando il logo e altri materiali.

Ma è vero, sto cercando di sfruttare al massimo le potenzialità del web soprattutto dei social network. Con il supporto di un amico esperto in comunicazione abbiamo predisposto un piano editoriale a cui mi attengo nella pubblicazione dei contenuti giorno dopo giorno. Questo è comunque flessibile, se succede qualcosa di non pianificato o desidero fare una Instagram stories in più lo faccio, ma una base strutturata c’è. L’idea è quella di andare oltre l’utilizzo dei social come vetrina e creare una sorta di racconto attraverso il quale comunicare i prodotti, i valori che ci stanno dietro, la mia imprese e le avventure che avvengono in negozio, insomma tutto quello che gira attorno a Diorama.

Per esempio tutti i martedì cambio la vetrina del negozio e il post sarà quindi sempre dedicato a questo. Ogni storytelling che si rispetti ha bisogno di personaggi, i miei sono i manichini, le Sorelle Diorama: Wanda, Wilma e Wenda. Il venerdì invece è il giorno dell’icona del passato da cui traggo ispirazione per proporre un outfit accostando i prodotti in negozio; il sabato posto la foto della cliente soddisfatta. Ho anche adottato alcuni hashtag che ripropongo ad ogni pubblicazione.  Inoltre georeferenziando le ig stories spero di raggiungere molti utenti bolognesi.

Hai in mente contenuti diversificati per i diversi social network?

Al momento i contenuti sono uguali perchè il pubblico che mi segue è diverso; su facebook ci sono, almeno per ora, familiari, amici, conoscenti che seguono la pagina perchè conoscono me; su instagram invece riesco a farmi conoscere da potenziali clienti e profili che condividono la mia visione etica della moda, la passione per l’handmade e per il vintage.

Quanti like hai ottenuto finora?

Su facebook siamo 410, su instagram 758, quasi il doppio.

Fai parte di qualche community online, sia formale che informale?

No, però alcune creative dell’Emilia-Romagna e dintorni che hanno una community (Il labbo, ndr) hanno saputo dell’apertura di Diorama e sono venute all’inaugurazione, creando un po’ di passaparola su instagram.

Come hai organizzato l’inaugurazione del negozio? Come si è svolta e quali strategie/step hai messo in campo per organizzarla e per attirare l’attenzione degli interessati?

L’inaugurazione si è tenuta domenica 10 settembre ed è andata bene, al di là di ogni aspettativa. Ho preparato materiali di comunicazione cartacei, una cartellone, alcuni volantini che ho fatto girare tra i locali adiacenti. Ho fatto un evento su facebook. Su instagram il terreno l’avevo preparato già nelle settimane precedenti, tramite il mio profilo privato ho condiviso le fasi della preparazione del negozio e ad agosto ho lanciato l’account ufficiale Diorama dove ho poi continuato a documentare i progressi fino all’inaugurazione.

Hai in programma di organizzare altri eventi?

Sì, magari a Natale. Ma ancora non c’è nulla di definito.

Quanto pensi di crescere attraverso il web e quali nuovi social vuoi presidiare o potenziare gli esistenti?

Vorrei potenziare facebook ed eventualmente differenziare un po’ i contenuti e migliorare le interazioni, anche su instagram. Sicuramente mi servirò maggiormente della geolocalizzazione dei post e proverò a sponsorizzare alcuni contenuti che ritengo più forti.

Progetti per il futuro?

Vorrei aggiungere anche una sezione di abiti maschili, dare più spazio all’artigianato e all’handmade e, chi lo sa, magari lanciare anche uno shop online. Sto valutando di appoggiarmi a Vintag, una app creata da un team Under40 tutto bolognese che vende capi vintage.

Anche voi siete artigiani e volete sfruttare il potere del web? Contattate il team Stratega per pianificare insieme le attività di comunicazione!